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Rassegna quotidiana (Camera dei Deputati)


L'amore è una motoslitta che corre all'impazzata nella tundra, poi improvvisamente fa una capriola e si ribalta bloccandoti sotto.
Di notte arrivano i lupi.

[Matt Groening]

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28 gennaio 2009

Messaggio in bottiglia (di quelle verde scuro, da vino buono, di casa)

Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze e di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d'acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l'affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima d'incontrarla; la capisci male mentre sei con lei; e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell'incontro, e scopri ancora una volta di aver travisato. Poichè la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del significato che secondo noi dovrebbe avere e che assume invece un significato grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l'intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono, tutti, andarsene e chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando i loro personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite...Beh, siete fortunati.




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24 giugno 2008

vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu

Ho bisogno di rosso saggio a cui chiedere la fortuna, decisamente.
Questo per dire che va un po' di merda, in generale. E come sempre, quando va male, si torna alla pentatonica. Anche a quella storta e folk di Deborah Kooperman, splendida chitarrista del primo Guccini. Il suo capolavoro è probabilmente questo arpeggio, che inciampa si ferma e poi riparte per dare ancora più l'idea del folk. La base giusta per una storia di battaglie e cadute, sogni e bevute, per una vita bagnata di vino e di sudore, per l'eterna appartenenza a un popolo mai sconfitto perché mai appagato.
È in serate come questa, che capisci chi sei, e che ti fai piacere che qualcuno l'abbia cantato prima di te.



E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà!
Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri, l'oggi dove è andato l'ieri se ne andrà.
Se guardi nelle tasche della sera ritrovi le ore che conosci già,
ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai e il tempo andato non ritroverai.
Giornate senza senso, come un mare senza vento, come perle di collane di tristezza;
Le porte dell'estate dall'inverno son bagnate, fugge un cane come la tua giovinezza.
Negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te,
ma il tuo poeta muore e l'alba non vedrà e dove corra il tempo chi lo sa?
Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili corron dietro a delle silvie beffeggianti:
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana, perché adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade, l'inutile bagaglio è dentro in te,
ma temi il sole e l'acqua prima o poi cadrà e il tempo andato non ritornerà.
Professionisti acuti fra i sorrisi ed i saluti ironizzano i tuoi dubbi sulla vita.
Le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori, ti rinfacciano una crisi non chiarita.
La sfera di cristallo si è offuscata, e l'aquilone tuo non vola più.
Nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi e il tempo passa e fermalo se puoi.
Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato, il sorriso degli sepcchi è già finito.
Nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri è rimasto solo a pianger divertito.
Nel seme al vento afferri la fortuna, al rosso saggio chiedi i tuoi perché,
vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu, ma il tempo passa e non ritorna più.
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada, il domani come tutto se ne andrà.
Ti guardi nelle mani e stringi il vuoto: se guardi nelle tasche troverai
gli spiccioli che ieri non avevi ma il tempo andato non ritornerà.




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22 gennaio 2008

In fondo sono tranquillo/ come un autobus in panne

È stupefacente la calma zen, ai limiti della catalessi, con cui sto accogliendo la notizia della crisi di governo.
Forse è come quando muore qualche vecchissimo parente che non si vedeva da tanto: sì, dispiace, ma bisognava che capitasse, prima o dopo. O forse non ci credo, non riesco a prendere sul serio Mastella.

Per ogni evenienza lascio qui traccia dell'estremo omaggio a un grande combattente della rivoluzione proletaria mondiale.

W Marx W Lenin W Romano Prodi




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17 gennaio 2008

Gennaio, andiamo...

Non è detto che si migri definitivamente da questo posto, che resta il mio cassonetto della spazzatura preferito. Ma, intanto, si sta mettendo su casa qui.




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5 gennaio 2008

Suit om

Già il fatto di andare altrove, per Capodanno, è un segnale. Altrove le città sono piene di bar che sono pieni di persone che sono piene di alcol ma anche di quell'infantile voglia di divertirsi, una notte all'anno, che il nostro proverbiale stile ci vieta di vivere fino in fondo.
Siamo un popolo scazzato, si diceva commentando proprio quella notte. Un popolo che alle feste se ne sta in disparte, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Ma, insomma, di quel popolo bene o male si è parte.
E così quando si passano le Alpi, in quello strano posto dove i paesi hanno nomi come Arma di Taggia e i distributori di metano si nascondono oltre Albignola, si va in cerca di un giornale radio.
Sono quasi le 6, una notte di viaggio ha esaurito quasi ogni possibile combinazione tra gli 8 Gb di canzoni, e poi, dopo 5 giorni all'estero, uno vorrebbe anche sapere cosa succede a casa.
Bestemmiando non poco contro la splendida tecnologia digitale che ha tolto la rotellina dalle radio, e così per beccare una stazione se non sai la frequenza ci metti 10 volte tanto, si sente finalmente Rai1.
Inno nazionale, segnale orario, voci amiche. Che bello. Ecco il Gr. Prima notizia: la Spagna ci ha sorpassati in economia. Prodi: "Non è vero."
Tiro una botta al volante che mi fa quasi finire fuori strada. "Non è vero." Di fronte al fatto che il paese più simile all'Italia cresce a doppia velocità, il nostro presidente del consiglio dice che "non è vero". Si potrebbero analizzare i problemi, proporre vie d'uscita, magari anche difendersi, chiarire che in Spagna non è tutto ora quel che luccica, che stanno pagando con cementificazione e desertificazione questa crescita, si potrebbe addirittura azzardare che la crescita non è eterna e che dovremmo pensare a un altro modello di sviluppo. Niente di tutto questo. Come i bambini con le dita sporche di Nutella. "Non è vero, non sono stato io."
Seconda notizia: Ruini propone di cambiare la legge 194, Bondi presenta una mozione parlamentare che ricalca le parole del cardinale. Non commento, l'ha già fatto abbastanza bene Ale. Aggiungo solo che più di Ruini o della sua marionetta Binetti mi preoccupa chi sostiene la necessità del dialogo con loro. In Spagna non si dialoga con quella gente. Ci si confronta, cercando di sconfiggerla.
Terza notizia: in Campania spari per Capodanno, morti e feriti. Quarta notizia: in Campania roghi ai rifiuti, nonostante l'allarme lanciato dal farmacologo Garattini sul rischio diossina. La prima cosa che mi viene in mente è un pensiero indegno
(secessionesubitochebrucinoavvalenatidallaloroimmondiziastiteronimaleficicheammazzanolagentepergioco). La seconda, è uno scambio di sguardi col mio compagno di viaggio: ci giriamo?






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26 dicembre 2007

È nato, si dice

Allora è arrivato Natale
Natale, la festa di tutti
si scorda chi è stato cattivo
si baciano i belli ed i brutti
si mandan gli auguri agli amici
scopriamo che c'è il panettone
bottiglie di vino moscato
e c'è il premio di produzione.

E' nato, si dice,
poi fu crocifisso
aveva diviso il mondo in due parti
e quelli che l'hanno trattato più male
son quelli che hanno inventato il...
Natale!

C'è l'angolo per il presepio
e l'albero per i bambini
i magi, la stella cometa
e tanti altri Cosi Divini
i preti tirati a parata
la legge racconta che è onesta
le fabbriche vanno più piano
insomma, è un giorno di festa.

E' nato, si dice,
poi fu crocifisso
aveva diviso il mondo in due parti
e quelli che l'hanno trattato più male
son quelli che hanno inventato il...
Natale!

È festa persino in galera
e dentro alle case di cura
soltanto che dopo la festa
la vita ritornerà dura
ma oggi baciamo il nemico
o quelli che passano accanto
o l'asino dentro la greppia
Natale il giorno più santo.


(Pierangelo Bertoli, 1976)




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25 dicembre 2007

La fragola, il killer e il batterio

Questo blog si permette una certa ostentata confidenza con la morte, fin dai suoi inizi. Facili psicologismi da studentelli porterebbero a parlare di un modo per esorcizzare la paura bla bla bla fin dai tempi dell'antica Grecia bla bla catarsi bla. In ogni caso mi piace raccontare le storie di quelli che non ci sono più, mi piace descriverli come quei cornutoni che erano e mettere per iscritto le loro squallide e meravigliose esistenze.
Il sottoscritto ama scherzare sulla morte, non c'è niente da fare. Ha guardato il culo a sua cugina durante un rosario, ha brindato ad innumerevoli dipartite e anche quella volta che ha pianto, in chiesa, non si è potuto trattenere dal sogghignare divertito constatando che si trattava del funerale con la più bassa percentuali di comunioni che avesse mai visto. Quelli che mi vogliono bene sono atei comunisti miscredenti, grazie a Dio.
Un po' sarà lo spirito goliardico, la voglia di épater les bourgeois, quell'allegro nichilismo da quindicenni mai cresciuti che trovano molto rivoluzionario cagare nelle acquasantiere. Un po' è sbruffoneria, ostentazione di noncuranza e superiorità, sono-Bruce-Willis-non-ho-neanche-un-graffio-e-coperto-di-sangue-faccio-pure-le-battute. Un po' è understatemente epicureo, l'unica forma tollerabile di fatalismo, quella che riconosce i limiti dati alla nostra ribollente esistenza e trova inutile criticarli. Un po' sarà anche l'imbarazzo di non sapere cosa dire di serio. Nella vita o si studia il bon ton o tanto vale ruttare, almeno ci si diverte.
Poi c'è la storia della fragola, quell'apologo zen sul tipo che sta per morire, aggrappato all'orlo di un precipizio, minacciato da una tigre, con la sorte segnata, che trova una fragola, l'assaggia e fa: "Com'è dolce!" Perché, insomma, l'inerzia dell'esistenza umana è più forte di qualsiasi cosa, e niente riesce a cancellarci completamente. La sera peggiore della nostra vita io e mio fratello abbiamo cantato "La paranza". E ho detto tutto.
E così, insomma, ieri sera si parlava della nostra tragedia di provincia. Ci si chiedeva quando sarà il funerale, ipotizzando che tarderà, bisogna ricomporre il puzzle prima. Non c'è niente da ridere, lo so. Sono un ometto dabbene, ho imparato a riconoscere il valore e il senso del rispetto e delle cerimonie, quando è ora. Capisco i cimiteri, capisco i santini, capisco perfino il rosario. Il cristianesimo è l'ultimo arrivato, è solo un'etichetta: dietro c'è qualche millennio di tradizione, la saggezza della specie ci ha insegnato come si affrontano queste cose, ed è bene approfittarne. Siamo nani sulle spalle di nani, ma i nani sono stati tanti. Conviene obbedire. E poi, se penso a quello che stanno passando quelli che le volevano bene, in questi giorni, mi dispiace per loro. Davvero.
Ma non sto soffrendo. Sarò insensibile io, è probabile. Ma non sto soffrendo. Nessun uomo è un'isola, d'accordo, ma non tutte le morti mi diminuiscono allo stesso modo. Troverei ridicolo dirmi addolorato in questo momento, perché quello che provo non ha la minima parentela con il vero dolore di una vera perdita. È una questione di dignità. Anche una formalità, me lo ricordo bene, una formalità. E le forme vanno rispettate. Basta che non mi chiediate di essere sincero.
Struca struca, come dicono dalle mie parti, il discorso è questo: capisco il lutto pubblico, ma non il preteso dolore privato. Capisco perché dopo la morte di lady Diana il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord si sia vestito di nero, non capisco perché Tony Blair sia andato in tv sull'orlo delle lacrime definendosi "devastato". Non è vero, Tony. Se morisse quella stronzetta di tua moglie Cherie, saresti devastato. Ma se muore una che ha visto due volte in vita tua, ti dispiace un po' per i suoi, sei vicino alla famiglia, rispetti il loro dolore. Ma non sei devastato. Non stai male tu, Tony, non raccontarmi fesserie. L'ossessione contemporanea per le emozioni individuali ci porta a forzarle oltre il ragionevole. Ad andare in un milione al funerale di un attore. Fate come vi pare, io lo trovo blasfemo. Non potremmo limitarci a un composto rispetto pubblico e ufficiale, senza mettere in mezzo sentimenti che non abbiamo?
Tutto questo per dire che capisco i motivi che mi hanno privato del vin brulé di fronte al duomo, ieri sera. Ma voi dovete capire le ragioni che mi hanno autorizzato a ridere e scherzare come se niente fosse, insieme a tutti gli altri. A tossicchiare in giro scherzando sul meningocco migrante, ad indicare la folla dando di gomito: "Oh, mi raccomando, evitare gli assembramenti...", a bermi la mia pinta in santa pace.
E a lamentarmi anche che non c'era il brulé. Perché non devo berlo? Mi dispiace per lei, ma non è colpa mia, perché devo essere punito? Cazzo, mica l'ho ammazzata io!




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24 dicembre 2007

E un cordiale fanculo ad un altro Natale...

Lascio la parola e i festeggiamenti a due uomini brutti, ubriachi e amaramente contenti. Tanti auguri a tutti.

D - Ce l'ha proprio con tutti...
R - Sono arrabbiato per tre buoni motivi: sono livornese, anarchico e comunista. Le basta?
D - A me sì, ma dovrebbe spiegarmi perchè il fatto d'essere livornese incide tanto sulla sua rabbia.
R - Livorno è un'isola, è la città più difficile per tutti, anche per me. Perchè a Livorno c'è tutta la contraddizione di questo mondo: ci sono gli americani, c'è il più grande Monte di Pietà che si possa immaginare, io ne so qualcosa. C'è anche una delle più numerose comunità ebraiche in Italia. A Livorno sono nati il partito socialista e quello comunista e c'è anche una squadra di calcio che milita in serie C ma che meriterebbe lo scudetto in A. Ecco, io sono il Robinson Crusoe di questa isola che poi è un mondo.
D - Che cosa crede d'avere, come livornese, anarchico e comunista, in più degli altri?
R - Niente, è questo il mio equilibrio, la mia politica. Cercare di non offendere gli altri avendo qualcosa in più dell'uomo più povero di questa terra. La poesia è la sola cosa che ho.
D - Che cosa le manca per sentirsi ricco?
R - Tante cose; una frittata di cipolle, un bicchiere di vino, un caffè caldo e un taxi alla porta. Non ho mai avuto tutte queste cose insieme.

(Piero Ciampi 1976)



Siamo stati battuti da due checche e una batteria elettronica.

(Shane Mac Gowan 1988, dopo che i Pet Shop Boys
superarono la canzone di cui sopra nella classifica natalizia)




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11 dicembre 2007

Lunga e inorganica riflessione: una Cosa è una Cosa è una Cosa

Premessa: tra il settembre del 2004 e il febbraio del 2005 stavo all'estero, e, per motivi vari, mi trovavo a dover passare interi pomeriggi davanti al pc, senza molto da fare. Inoltre la mia passione politica era acuita dal confronto con la realtà di un altro paese e dalla possibilità di avere, una volta tanto, molto tempo per ragionare sulle cose, senza l'urgenza dell'azione.
In quei mesi l'allora intenso carteggio col mio amico Ale raggiunse picchi ora inimmaginabili: più o meno una mail al giorno, lunga e pensosa. Temi: l'attualità, la figa, le reciproche novità e, soprattutto, le prospettive della rivoluzione mondiale.
Leggendo questo bel sunto di Ale sull'assemblea di ieri, mi è venuta voglia di andare a spulciare tra le vecchie mail, di cui ho sentito l'eco in lontananza.

Pubblico qui qualche breve estratto:

Masaccio, 9/12/2004
"A questo collego una riflessione che sto facendo in questi giorni sulle prospettive politiche della sinistra italiana e del proletariato mondiale.
I DS hanno l'egemonia non perché sono LA forza socialdemocratica, ma perché sono la maggiore (l'unica sostanzialmente di governo) fra LE forze socialdemocratiche, cioè tutti i partiti della sinistra italiana. Alla loro sinistra hanno due partiti che si definiscono comunisti, ma che in realtà di comunista hanno entrambi l'anticapitalismo, uno anche la tradizione e lo stile, nessuno dei due la prospettiva rivoluzionaria. E se a un partito comunista togli la prospettiva rivoluzionaria, costringendolo a una semplice rappresentanza degli interessi dei lavoratori all'interno del sistema capitalistico, lo rendi sostanzialmente socialdemocratico. Con la prospettiva della rivoluzione comunista definitivamente fuori dall'orizzonte politico, la sinistra resta socialdemocratica, e i due partiti comunisti rappresentano semplicemente quelli (come me e te) che, pur non avendo la prospettiva di un altro sistema a portata di mano, non accettano questo, e conducono battaglie di retroguardia all'interno di un sistema che non accettano in teoria ma nei cui confini, di fatto, si svolge tutto il loro operato.
Quindi, e arrivo alla mia riflessione, quale può essere, oggi, il ruolo di un partito comunista?
Per ora le reazioni sono state due: transmutazione socialdemocratica (sottoposta a pressioni di ogni tipo per far passare sotto la cortina della socialdemocrazia ogni barbarità neoliberale) tipo DS o battaglia di resistenza tipo PdCI.
Ovviamente la seconda mi piace di più, però non posso non notarne la carenza di prospettiva: senza un progetto rivoluzionario, che sia armato, pacifico, progressivo o saltellante (scusa se ogni tanto volpateggio in questa maniera, ma mi serve per riprendere fiato), a cosa serve un partito comunista? Semplicemente a combattere battaglie socialdemocratiche per la difesa dell'intervento pubblico in economia, dei diritti sociali, ecc., tutte cose sacrosante ma che non prefigurano nessun superamento del sistema capitalistico e quindi nessuna contraddizione sostanziale con le forze sociademocratiche.
Quindi, come direbbe lo zio Vlad (non Dracula, l'altro), che fare?
Con una socialdemocrazia allo sbando (sbando con metodo, tra l'altro, curiosamente vanno sempre verso destra) e un comunismo ridotto a testimonianza, qual è la prospettiva rivoluzionaria del XXI secolo? Può anche darsi che il proletariato abbia terminato la sua spinta propulsiva e che sia ora di trovare un altro soggetto che "liberando se stesso libera l'umanità", però visto che il sistema dello sfruttamente capitalistico permane intatto in molte sue forme, non mi pare sia questo il caso.
L'interrogativo resta, ed è forte: la destra è forte e con un chiarissimo progetto reazionario, incarnato in forme diverse ma contenuti praticamente identici da Bush, Berlusconi e Aznar, cui si aggiunge il neosegretario dei gollisti francesi Sarkozy, che il mio coinquilino francese definisce semplicemente "cabrón" e che a me pare un clone perfetto (ma più intelligente e quindi più pericoloso) di Berlusconi, col suo pensiero piccoloborghese, reazionario, razzista, che nasconde dietro all'anticomunismo il fastidio per la democrazia.
A questa destra oggi rispondono le socialdemocrazie con un pensiero debole e subalterno, i cattolici con un moralismo di buon senso che resta l'unica cosa capace di tenerli uniti, i movimenti sociali con proposte ridotte, frammentarie e lontane dal movimento reale. I comunisti dove sono? Qual è ora la prospettiva rivoluzionaria? C'è?
Probabilmente le confusioni di questo mio ragionamento sono dovute al solito vizio dell'eurocentrismo, probabilmente stavolta il sol dell'avvenire sorgerà a sud-ovest, in Sudamerica, però siamo sicuri che non si tratti di semplici suggestioni romantiche da lettori di Minà? Il bolivarismo di Chavez è una strana mescolanza di castrismo, zapatismo e populismo che a un europeo suona strana. Lagos in Cile non ha avversari a destra semplicemente perché sembra lui di destra, Lula sta facendo una fatica boia a tenere insieme la fedeltà ai Sem Tierra e quella al FMI e non si sa quanto terrà, Kirchner non lo conosco ma degli argentini mi fido poco in genere...
Può darsi che la soluzione sia lì, in paesi che sperimentano nuove forme di sviluppo controllate e gestite democraticamente (nuove fino a un certo punto, poi, perché si tratta di tutte filiazioni da Allende, e sappiamo com'è finita), ma queste esperienze che ricaduta avranno sul sistema capitalistico globale? E sui lavoratori del nord del mondo? Sono gli ultimi sussulti di un'epoca finita (le rivoluzioni sudamericane) o i primi di una che viene?

Attendo con ansia un tuo contributo capace di mettere un po' d'ordine nel discorso e di proseguire nel ragionamento.

¡Poder popular!"

Settore 9/12/2004
"DELLA RIVOLUZIONE:
Stavolta condivido la tua riflessione punto per punto, sottoscrivo anche la disposizione delle virgole.
E' un discorso molto bello e molto difficile e spero non si areni tanto presto, perchè le formiche che guardano le stelle faranno anche ridire ma primo o dopo magari capiranno come arrivarci.
Ho iniziato a buttare giù il mio primo contributo ma non voglio spedire cose
affrettate, ci penso un po' in questi tre giorni e poi ti spedisco il risultato.

per le comunali osiamo? rispolvero la "giunta murata"?

la vita è una guerriglia

alessandro"

Masaccio, 10/12/2004
"Sulla rivoluzione rifletti pure, ce n'è bisogno, visto che i miei erano solo pensierini confusi.
È che vedo tutti i giorni la confusioni teorica e pratica in cui naviga Izquierda Unida, e dubito che in Italia si sappia costruire qualcosa di meglio. L'unica prospettiva politica in cui mi ritrovo è quella che lanciava Asor Rosa nel suo articolo (che poi è quella della CGIL, mica a caso Asor Rosa lavora alla Fondazione Di Vittorio), di ripartire dalla contraddizione capitale-lavoro, ma in mancanza di un'analisi innovativa il quadro in cui si trova questa proposta resta quello del riformismo socialdemocratico, che non mi fa schifo, ma che allora non configura una nuova forza politica "alternativa", ma una semplice corrente massimalista del centrosinistra."


Seguirono riflessioni più ponderose, che non riporto qui per problemi di spazio, finché il dibattito non fu bloccato dall'irrompere dell'attualità: le elezioni comunali nella nostra città.
Il contesto è cambiato, allora eravamo all'interno di un movimento, quello nato a Genova, che era appena morto, e avevamo l'urgenza di trasmettere altrove quelle istanze rivoluzionarie, di metterle alla prova sulla carne viva della società e sul metallo urlante della produzione. Anche il sottoscritto è cambiato, e ora arrossisce di fronte a certe ingenuità.

Di fatto, però, l'esigenza era già chiara: trovare una via d'uscita per una sinistra che non si arrende (vedi qui e qui) ma che non ha una prospettiva rivoluzionaria. Rifondare il comunismo? Forse qualcosa di più, ma l'idea era quella. Mi definivo "comunista fino a prova contraria" (e non ho ancora trovato un'espressione più calzante),  finché non si trova un modo migliore per dirlo, e una volta, parlando della falce e martello, dissi che ero d'accordo sul fatto che la nostra fosse una lotta di retroguardia, ma che, nell'attesa di trovare il punto dove scavare una trincea più avanzata, preferivo restare a difesa della mia che passare dall'altra parte della barricata.
Come fare a mantenere il progetto di trasformare radicalmente alla società, di non cedere al capitale, in una realtà che non offriva nessuna prospettiva rivoluzionaria, neanche in senso lato, dopo il fallimento evidente del movimento.
Ci sembrava allora, di trovarsi come Casaubon, il protagonista de Il pendolo di Foucault, che, finita l'università, sente di avere "tante nozioni ma non una teoria". Ci sembrava che le idee, in giro, nel movimento, nella società, ci fossero, ma non avessero quel disegno unitario che Marx, Lenin e Gramsci avevano dato al pensiero comunista e soprattutto non avessero un soggetto rivoluzionario in grado di realizzarlo. In un'altra mail guardavo con speranza ai lavoratori migranti, ma tant'è. Il punto è che mi sembrava necessario, all'epoca, ricostruire una sinistra, e consideravo i contenitori politici esistenti insufficienti a questo compito. Mi pareva che se si fosse costruito un luogo unitario, in cui le idee avessero lo spazio necessario a contaminarsi e fecondarsi, qualcosa di buono ne sarebbe uscito.

Ora, quasi 4 anni dopo, abbiamo qualcosa che somiglia a quel luogo. Non è come ce lo immaginavamo allora, semplicemente perché l'elemento di rottura portato dai movimenti, da Genova, dalle lotte per la pace, dalla mobilitazione a difesa dell'articolo 18, dai Social Forum, non c'è più, o comunque non è più così forte. Questa sinistra, ed è il suo principale difetto, non nasce, come sarebbe dovuto succedere allora, da un periodo di lotte comuni, ma da un comune periodo di governo, peraltro ben poco soddisfacente.
Mi spaventa quest'aria da Bolognina 2, mi trovo in molto di quello che ha scritto ladytux, trovo pericolosa l'aria revisionista che gira, questo bisogno di differenziazione da tutto quello che la sinistra è stata in questo paese. Se è una seconda Bolognina, vediamo almeno di non ripetere gli atroci errori commessi dalla prima.
Ha ragione quindi Settore quando dice che la federazione nasce "più di testa che di pancia". La spinta delle lotte, delle idee e delle istanze, oggi non c'è. Ma ciò non rende l'esigenza unitaria di 4 anni fa più debole, ma più forte: oggi più che allora abbiamo bisogno di uno spazio comune dove ritrovarci per ricostruire insieme una sinistra di trasformazione, come la chiamava Asor Rosa.
Chiusi nei vecchi contenitori non costruiremo niente, l'unità è necessaria, altrimenti continueremo tutti a combattere le nostre amate battaglie di retroguardia. Servirà però un impegno enorme da parte di tutti perché l'unità non diventi sintomo di moderazione o cedimento: dire "sinistra radicale" è stupido; se la sinistra non è radicale, non esprime bisogni e prospettive di cambiamento forte e reale, non è sinistra.
Il problema del governo, ben rappresentato in questi giorni dalla discussione tra Bertinotti e Mussi, non è un problema da poco. Ma non lo trovo prioritario al momento: prima dobbiamo occuparci del radicamento, di esserci, di contare. Questo vuol dire "massa critica": vuol dire che dobbiamo essere una sinistra utile. Vuol dire spiegare agli operai delle mie parti che votano Lega che abbiamo la possibilità di migliorare concretamente le loro condizioni di vita. Vuol dire poter assicurare al movimento contro la nuova base Dal Molin che siamo davvero in grado di fare qualcosa per contrastare la realizzazione della base. Vuol dire capire che o conti o non esisti.

Utile, radicale, di trasformazione. Questa è la sinistra che voglio. Quella nata ieri a Roma non ci somiglia per niente: è fatta male, tardi e di fretta. Ma ha il pregio di esserci, e di darci finalmente quel luogo in cui ripartire. Vediamo di utilizzarlo bene.




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4 dicembre 2007

It's been a long time, been a long time

Esco un momento dal silenzio solo per ricordare, con la cosa più scarsa, sporca e meno patinata che ho trovato (tanto c'è già abbastanza retorica), che il 4 dicembre di 27 anni fa moriva il rock.




Been a long lonely, lonely, lonely, lonely, lonely time.




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