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L'amore è una motoslitta che corre all'impazzata nella tundra, poi improvvisamente fa una capriola e si ribalta bloccandoti sotto.
Di notte arrivano i lupi.

[Matt Groening]

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17 novembre 2007

Crisi

Vedi, è come il governo Prodi. La sinistra ci si è trovata dentro un po' per caso, un po' per dovere. Poi le è balenata in testa l'idea che si potessero cambiare le cose, grazie al governo. E quindi ci si è messa anima e corpo, provando di tutto. Ma il resto della coalizione non vuole cambiare le cose, ormai lo dice espressamente: sta con Confindustria. La sinistra, d'altra parte, non smette mai di sperarci, e, in ogni caso, crede sempre che sia più probabile cambiare le cose stando nel governo che standone fuori. E così tiene duro, resta nel governo, anche se in ruolo che non è il suo, applicando un programma che non è quello che lei voleva. Ogni tanto pensa di uscire dal governo, di dire basta, se non serve a cambiare le cose cosa ci sto a fare? Poi però, un po' per comodità, un po' perché ormai ci sta bene, e all'opposizione farebbe troppo freddo, resta.
Ma fino a quando?
Dobbiamo veramente restare qua a mettere radici in un posto che non è il nostro? A sottostare a regole decise da altri, sapendo benissimo che il nostro programma non ha nessuna possibilità di essere applicato? A questo punto tanto varrebbe uscire e starcene per i cazzi nostri, risparmiando fatica, no?




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15 novembre 2007

Il triangolo nero

Fa bene ogni tanto leggere scritti di altri, di altri che conosci e stimi, che mettono giù chiaro e tondo gran parte dei pensieri che ti sono frullati per la testa nelle ultime settimane. Ci si sente meno soli.



Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne



La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.      

Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.

Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.

E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.

Nessun popolo è illegale.


Adesioni aggiornate alle 02.00 di giovedì 15 novembre 2007

Proposto da: Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.
Primi firmatari: Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D'Attis - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Faraò - Marcello Flores - Marcello Fois- - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Gabriella Piroli - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Serge Quadruppani - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Enrico Remmert - Marco Revelli - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Spaziani - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi
Aderiscono: Silvia Acquistapace - Armando Adolgiso - Enzo Aggazio - Valerio Aiolli - Fiora Aiazzi - Loredana Aiello - Cristina Ali Farah - Max Amato - Cris Amico - Cinzia Ardigò -Roberto Armani -Paolo Arosio - Monia Azzalini - Eva Banchelli - Barbara Barni - Adriano Barone -Daniela Basilico- Simona Baldanzi - Barbara Balzarotti - Remo Bassini - Elisabeth Baumgartner - Sandro Bellassai - Gigi Bellavita - Francesca Bonelli - Violetta Bellocchio - Paola Bensi - Alessandro Beretta - Alberto Bertini - Donatella Bertoncini - Marco Bettini - Paolo Bianchi - Nicoletta Billi - Valter Binaghi - Enrico Blasi -Augusto Bonato - Emanuele Bonati - Valentina Bosetti - Nadia Bovino - Giovanni Bozzo - Anna Bressanin - Annarita Briganti - Luciano Brogi - Gianluca Bucci - Manuela Buccino - Giusi Buondonno - Leonardo Butelli - Domenico Cacapardo - Daniele Caluri - Nives Camisa - Maurizia Cappello - Paolo Capuzzo - Luigi Capecchi -Alessandro Capra - Carlo Carabba - Enrico Caria - Valentina Carnelutti - Eleonora Carpanelli - Guido Castaman - Silvia Castoldi - Ettore Calvello- Francesco Campanoni - Ernesto Castiglioni - Fabrizio Centofanti - Paola Chiavon - Marcello Cimino - Paolo Cingolani - Anselmo Cioffi - Beatrice Cioni - Francesca Corona - Stefano Corradino - Marina Crescenti - Vittorio Cartoni - Marcello D'Alessandra - Cristina D'Annunzio - Gabriele Dadati - Manuela Dall'Acqua - Paola D'Apollonio - Antonella De Luca - Patrizia Debicke van der Noot - Lello Dell'Ariccia - Paolo Delpino - Valentina Demelas- Chiara Desiderio - Prisca Destro- Francesco Di Bartolo - Chiara Dionisi - Martina Donati - Bruna Durante - Arturo Fabra- Marina Fabbri - Franco Fallabrino - Graziella Farina - Giulia Fazzi - Giorgia Fazzini - Raffaele Ferrara - David Fiesoli - Claudia Finetti - Maurizio Forte -Lissa Franco - Gabriella Fuschini - Daniela Gamba - Pupa Garriba - Walter Giordani - Viorica Guerri - Maria Nene Garotta - Luisa Gasbarri - Massimiliano Gaspari - Catia Gasparri - Valentina Gebbia - Lucyna Gebert- Silvana Giannotta -Angelica Grizi -Emiliano Gucci -Lello Gurrado - Francesca Koch - Rossella Kohler - Fabio Introzzi - Maria Rosaria La Morgia - Daniela Lampasona - Federica Landi - Loredana Lauri -Albertina La Rocca - Filippo Lazzarin - Sabina Leoni - Elda Levi - Mattea Lissia - Mariagrazia Lonza - Francesco Lo Piccolo - Giorgio Lulli - Monica Lumachi - Gordiano Lupi - Iseult Mac Call - Luca Maciocca- Giovanna Maiola - Alessandro Maiucchi- Ilaria Malagutti - Manuela Malchiodi - Felicetta Maltese - Emanuele Manco - Federica Manzon - Roger Marchi - Mauro Marcialis - Adele Marini - Gianluca Mascetti - Laura Mascia -Giusy Marzano- Anna Mascia - Mara Mattoscio - Stefano Mauri - Lorenzo Mazzoni - Ugo Mazzotta - Michele Mellara - Michele Meomartino- Camilla Miglio - Paola Miglio - Laura Mincer - Olek Mincer - Mauro Minervino - Roberto Mistretta- Giorgio Morale - Isabella Moroni - Elio Muscarella - Ettore Muscogiuri - Nino Muzzi - Rosario Nasti - No Reply - Giovanni Nuscis - Fabio Pagani - Dida Paggi - Valentina Paggi - Iulia Claudia Panescu - Rafael Pareja - Enrico Pau- Simonetta Pavan - Monica Pavani - Alessandra Pelegatta - Graziella Perin - Bruna Perraro - Seba Pezzani - Alessandro Piva- Serena Polizzi - Massimo Polizzi - Francesca Pollastro - Alessia Polli - Sabrina Poluzzi - Nicola Ponzio - Anna Porcu - Kiki Primatesta - Salvatore Proietti - Maddalena Pugno - Andrea Rapini - Vincent Raynaud -Paolo Reda - Luigi Reitani - Jan Reister- Sergio Rilletti - Mirella Renoldi - Patrizia Riva - Monica Romanò - Alessandro Rossi - Grazia Rossi - Luisa Rossi - Marta Salaroli - Carlo Salvioni - Ida Salvo - Bianca Sangiorgio - Veronica Alessandra Scudella - Maria Serena Sapegno - Simone Sarasso - Dimitri Sardini - Monica Scagnelli - Angela Scarparo - Gabriella Schina - Elvezio Sciallis - Marinella Sciumè - Matteo Severgnini - Michèle Sgro - Carlo Arturo Sigon - Genziana Soffientini - Crio Spagnolo - Mario Spezi - Mila Spicola - Susi Sacchi - Mariagrazia Servidati - Mattia Signorini - Luigia Sorrentino - Stalker/Osservatorio nomade - Claudia Stra' - Luigi Taccone - Giorgio Tinelli - Veronica Todaro - Eugenio Tornaghi - Umberto Torricelli - Sara Tremolada - Renato Trinca - Nadia Trinei - Roberto Tumminelli - Tonino Urgesi - Sasa Vulicevic - Angela Valente - Roberto Valentini - Maria Luisa Venuta - Selene Verri - Diego Zandel - Salvo Zappulla

Per aderire:
http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html




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14 novembre 2007

Molti fascisti poco onore

Un ragazzo picchiato dai fascisti a Verona. Ormai non fa neanche più notizia, ma qualcosa bisognerà pur fare. Per ora mi limito a riportare la storia, a tempo debito le riflessioni.




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13 novembre 2007

Tu va' a buscanne?

Ero a casa di A. e I., quella volta. Cioè in mansarda, l'appartamento che A. e I. tutte le estati prima di questa affittavano, a San Vito, due piani sopra il nostro. Si cenava da loro, mi ricordo, ed è probabile che I. avesse fatto le milanesi e le melanzane fritte e che io fossi già abbastanza ubriaco di cibo, l'unica cosa di cui mi ubriacavo durante la settimana straight edge in cui decidevo di stare in montagna coi miei e non fare altro che mangiare dormire leggere camminare guardare il Tour leggere camminare guardare il Tour dormire mangiare camminare guardare il Tour dormire mangiare leggere.
Era il luglio del 2001, il mio primo Siemens c35i azzurro era appena stato comprato, ma lo tenevo sempre spento e il numero non ce l'aveva quasi nessuno, perciò è quasi certo che a suonare fosse l'Ericsson di papà.
- Lo zio M. vuole parlare con te
Eccomi, arrivo, pronto.
- Allora, tu va' a buscanne?
- Eh?
- Oddetto: tu va' a buscanne?
- Scusa? Sai, qui prende male?
- I'ttu babbo maddetto che vai a Sgenova.
- Ah sì, Genova.
- Ma la maiala ecc. ecc. ecc. i'cche vvai affare a Sgenova? Non tu cc'hai 'na cittina accasa?
- Zio, dai, lo sai cosa vado a fare a Genova, c'è il G8 ecc. ecc. ecc.
- Se, 'l G8, tu va' a buscanne, altroché, non l'hai visti i telesgiornali?
- Ma no, dai, zio, vedrai che va tutto bene, basta stare attenti, lo sai che sto attento...
- E co'cchi vvai? Co' Rifondazione?
- Che c'entra Rifondazione, figurati... Lo sai che sto fuori dai partiti. Vado con un gruppo di miei amici, un gruppo di affinità nonviolento...
- Che?
- Un gruppo di affinitià nonviolento...
- Chi?
- Si chiama Gdascout...
- Scout?
- ...
- AHAHAHAHAHAHAHAH (colpi di tosse, rantoli, strilli, una risata intrisa di nicotina) AHAHAHAHAHA
- ...
- Coi preti, vai a Sgenova coi preti!
- ...
- AHAHAHAHAHAHAHAH
- Va'ia va'... Passami'l tu babbo, va', che è mmeglio.

Lo zio M. era alto e grasso. Più che grasso, diciamo che aveva portato al massimo del suo compimento, al grado di perfezione più elevato immaginabile, la pancia di famiglia. La stessa mia, di mio papà, dello zio B., la stessa che con orrore mio fratello inizia a intravedere sotto le sue costole sporgenti da adolescente scheletrico. Lo zio M. viveva a R., insignificante paesino del Casentino, a poche centinaia di metri dalla casa in cui è nato. Viveva in un posto dove le piazze si chiamano Gramsci, il centro commerciale Ipercòppe, il bene Partito e il male Juventuse. Era uno di quei toscani della peggior specie, quelli che appena passano l'Appennino cominciano a brontolare, finché per qualche strana coincidenza non riescono a procurarsi una platea, e allora li vedi con gli occhi che brillano, a spiegarti per ore con dovizia di particolari che sì, 'sto prosciutto non è male, però quello della Verna... E via per ore a magnificare ogni più banale stronzata abbia la ventura di essere cresciuta, inventata, ma soprattutto cucinata, tra Porretta e Orbetello.
Era il mio esempio politologico preferito, lo zio M. Sembrava uscita da un manuale sulle subculture politiche italiane. Se fosse nato da queste parti avrebbe votato Lega o Forza Italia, garantito. Se glielo dicevo si offendeva a morte, ma è così. La stessa mentalità da italiano trafficone, tramacione, che conosce tutti in paese e quindi non paga la multe perché il vigile è suo amico, che ammira il furbo che frega il prossimo, anche se lui non frega nessuno perché è una persone per bene, che dopo la pensione si trova il lavoretto alla cooperativa, che per la figlia vuole il moroso avvocato o commercialista, che si guarda Sky con la scheda piratata che gli ha procurato l'amico carabiniere, che le tasse in fondo pagarle è un po' da grulli o da mona che dir si voglia. Che a Sgenova, come diceva lui, ci si va solo per buscanne, per prenderle.
Però non era nato da queste parti. Era nato nella terra del socialismo reale, e ha passato la vita da operaio alla Lebole, come tutti gli abitanti di R., e infatti si è sposato un'altra operaia della Lebole, la zia P., un metro e cinquanta scarsi di sublime arte culinaria e lavoro negro, in casa e fuori, e hanno condiviso due figlie una più matta dell'altra, quattro pacchetti al giorno in due e una pensione forzata quando la Lebole ha chiuso. Globalization foreva.
Non lo sentivo da un po', lo zio M. Non so neanche se ha votato alle primarie del Pd, ma secondo me sì. Se fossi andato giù per Natale, quest'anno, mi sarei divertito troppo a sfotterlo "Come si sta nel partito di De Mita, compagno?". Lui avrebbe tirato giù le madonne contro questo nipote storto coi capegli (come si dice a R.) lunghi e contro quell'altro con gli occhiali da professorino, che guarda se mi dovevano capitare due nipoti veneTi, con quella T squillante che noi sopra il Po ci sognamo, e poi avrebbe cominciato a chiederci quante cittine abbiamo e a dirci di godercele tutte, anche se ovviamente lassù ("in quella pianura, dove fanno il formaggio col latte di mucca" dixit, come avesse detto camminare sul soffitto o mettersi le mutande in testa) neanche le donne sono come nella valle incantata dell'Arno. Ci avrebbe tirato una manata sul coppino a testa e ci avrebbe ingozzato di ricciarelli, probabilmente. Poi si sarebbe riseduto a tavola a tagliare i dolci a fettine minuscole per via del diabete e poi si sarebbe comunque mangiato tutte le fettine, perché al Dna non si comanda. Avrebbe tirato fuori la bottiglia di superspumante costosissimo avuto per due lire in qualche tramacio suo, che papà e lo zio B. avrebbero demolito in pochi minuti "te 'un capisci 'na sega di vino". Poi si sarebbe appisolato nella poltrona di pelle marrone davanti alla tv mentre io, mio fratello e lo zio B. saremmo andati al cinema Sole di B., il paese vicino, dove i film a Natale sono solo Disney e Pieraccioni.
Ieri sera lo zio M. era in palestra, con le citte della pallavolo, inspiegabile ma divorante passione senile che gli assorbiva gran parte del tempo ormai da anni, dirigente allenatore patron motivatore tuttofare della Polisportiva Stella Verde, depandance della solita cooperativa. Un colpo e via, neanche il tempo di maledire quella maiala della madonna. Mi mancherà.




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4 novembre 2007

E moltiplicatevi (con giudizio)

Oggi, in un discorso inaspettato con una persona inaspettata (GTalk come un orecchio di Dionisio tra l'oggi e l'ieri, mi verrebbe da dire seguendo il mood gucciniano), mi sono messo a fare un po' di conti. Strani conti che si fanno a 24 anni e rotti. Più sottrazioni che somme, inevitabilmente, ma diciamo somme algebriche e non se ne parli più.
E, insomma, è venuto fuori che siamo un po' dispersi. Che Internet funziona più della bicicletta, e che più che a curiosare insieme su un atlante è facile che ci si trovi a scambiarsi link su Google Maps. No, non sono triste perché per una volta sono io quello che è rimasto a casa. Semplici constatazioni, malinconie col sorriso. Tanto lo sanno tutti che I promessi sposi durano 38 capitoli: 19 in cui i personaggio si disperdono e altri 19 per ritrovarsi. C'è tempo, insomma.
Facciamola breve se no mi perdo: a F., Hammersmith, London, e a E., Vitoria, Euskadi.





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