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1 luglio 2006

Euston manifesto, una discussione

Non avrei mai pensato di dedicare del tempo prezioso a un testo che la stessa rilevanza politica dell'editoriali di Alberoni di un giorno qualsiasi, ma sostieneproudhon mi ha lasciato un paio di commenti cui vorrei rispondere. Anche perché vedo che intorno a quel testo, che fuori dalla rete non caga nessuno, si sta aggregando una certa parte di blogosfera che potrebbe con meno spreco dedicarsi a mobilitazioni più utili.
Dunque, scrive sostieneproudhon:

il commento di filomeno mi sembra molto, molto appropriato. io, il manifesto, l'ho firmato comunque, perché pur con i difetti che filomeno a sottolineato, ha il grande pregio di tendere ad una sinsitra moderna e mandare in soffitta l'idea che tu, masaccio, proponi di sinistra. ovviamente con tutto il rispetto, lo dico per "intavolare" un dibattito, non c'è bisogno di ribadire che si tratta di opinioni e che "ognuno si sceglie la sinistra che vuole" : )
dai tuoi toni e dai tuoi argomenti non dico che emerga una concezione di sinistra rivoluzionaria, ma sicuramente è la lotta di classe a fare da perno. "non dici Marx": e ci mancherebbe. l'idea che tutto ciò che non è marxista sia un reazionario complotto contro la lotta di classe, in questo caso il manifesto visto come la legittimazione della guerra di Bush. l'idea di dividere il mondo in oppressi e padroni. sono tutte idee sbagliate ora come lo erano sbagliate all'epoca.
che tu lo voglia o no, le conquiste sociali sono opera della socialdemocrazia che preferisce il riformismo gradualistico di "un passo alla volta" piuttosto che il massimalismo del "o tutto o niente". anche il Pci italiano ha ottenuto le splendide conquiste che ha ottenuto usando il compromesso democratico, comportandosi da socialdemocratico, non certo da comunista vero. forse l'unico merito di Marx è stato saper descrivere nel capitale le contraddizioni prodotte dal capitalismo, nemmeno il funzionamento del capitalismo stesso sul quale ha commesso tanti errori.

le contraddizioni economiche (da un punto di vista della giustizia sociale però, non da un punto di vista assoluto e universale, e quindi è il punto di vista di chi si dice di sinistra) ci sono, esistono, e una sinistra moderna (ma anche all'ora c'è chi già l'aveva intuito) ha il compito di attenuarle, di stemperarle, di costruire uno stato sociale che pur in un contesto meritocratico e di mercato, fornisca gli strumenti ai più deboli per intergrasi ugualmente nella vita pubblica, per partecipare, per avere in ogni caso gli stessi diritti e le stesse prerogative dei più "forti".
sulla predesintazione poi della storia verso una società globale capitalista nessuno ci ha speso una parola. al contraro era Marx che in virtà del materialismo dialettico scorgeva una dimensione teoleologica della storia. gli aderenti al manifesto non hanno nessuna concezione determinista della storia, poiché non ci si può basare su di un eventuale "fato" che dirigerebbe gli eventi, quando questi sono frutto delle contigenze, delle casualità e dei rapporti causali di leggi economiche, fisiche e quant'altro che in parte conosciamo, in parte no. perciò si propongono di "studiarla", la storia, e data l'intepretazione non ideologica che vede nel capitalismo l'attuale modo di produzione economica, l'unico nella storia a somma positiva e non a somma zero, con grande realismo (e buon senso) si impegnano nel far si che il processo capitalista contuini la sua strada sotto la vigile sorveglianza della politica, proprio ad evitare che le contraddizioni di cui sopra ne esasperino il carattere selvaggio, le contraddizioni, la conseguente sperequazione sociale.
insomma ho parlato pure troppo, ma io nella tua contestazione del manifesto vedo motivazioni ideologiche, non fatti.

Marx, la lotta di classe, De Rita e il realismo più reale del re
Non ho posto in evidenza la contrapposizione tra comunisti e socialdemocratici. La trovo una contrapposizione interessante ma legata al passato, a categorie che ormai vanno riviste. Quello che ho voluto sottolineare è che il manifesto propugna non un allontanamento dall'ideale comunista, dalla sinistra rivoluzionaria o da un non meglio precisato "massimalismo", bensì un vero e proprio tradimento della socialdemocrazia.
La distinzione tra comunisti e socialdemocratici si basava semplicemente su un punto: i primi consideravano irriformabile il capitalismo e necessaria e impellente la rivoluzione socialista per realizzare il governo dei lavoratori e la costruzione di una società senza classi. I secondi consideravano riformabile il sistema mediante il sapiente utilizzo di alcuni strumenti (il sindacato, le cooperative, il parlamento, gli intellettuali, ecc.) in grado di trasformare il capitalismo dall'interno e di consegnarne le chiavi a coloro che essi rappresentavano, cioè i lavoratori.
Nessuna distinzione lì divideva sui punti fondamentali che invece il manifesto contraddice: la società moderna è divisa in classi, i lavoratori sono sfruttati da un sistema che li deruba della propria dignità e della propria libertà, con l'organizzazione collettiva i lavoratori possono conquistare la propria liberazione.
L'azione politica degli uni e degli altri partiva dalla consapevolezza delle fratture che attraversano le società moderne e dalla comune volontà di portare i lavoratori alla liberazione dallo sfruttamento, all'uguaglianza e alla libertà. Perciò la distinzione che fai tu tra un riformismo utile a prescindere e un massimalismo inutile a prescindere è assolutamente irrazionale. Ci sono stati partiti comunisti ben più riformisti dei socialdemocratici e socialdemocratici massimalisti, nella storia europea. Gli strumenti e le modalità della lotta potevano cambiare di volta in volta, a seconda di una miriade di variabile diverse (ti credo che ti piace il manifesto, avete in comune l'abitudine ad assolutizzare tutto e ad ignorare il contesto): ciò non cambiava era la consapevolezza del chi siamo (i lavoratori), da dove veniamo (dallo sfruttamento), dove andiamo (verso l'uguaglianza). Questo è l'identikit della sinistra europea del '900.
Nel manifesto tutto questo sparisce: non c'è nessuna analisi critica della realtà, non c'è alcuna indagine su quali fratture la attraversino, quali aggregazioni si formino, quali interessi si contrappongano. Quando scrivo "non chiedo Marx, mi basterebbe De Rita", intendo proprio questo: non pretendo che l'analisi critica della realtà e dei soggetti in grado di cambiarla sia la stessa del 1848, pretendo che ce ne sia una. Una qualsiasi.
Non pretendo che si sostenga che questo sistema va cambiato, pretendo che si riconosca che questo sistema esiste, ha alcuni caratteri ben precisi, alcune contraddizioni irrisolte e un contesto storico e geografico in cui si sviluppa. Altro che Marx teleologico: qui si parla di indagare la storia e di capire come cambierà il sistema. Altrimenti vuol dire che crede fideisticamente nel Dio Capitalismo, eterno e immutabile, che la Storia è finita, come scrisse incautamente Fukuyama, e che la sinistra non ha più senso di esistere.
Questo manifesto è assolutamente inconsistente, cambierà la storia più o meno quanto ha fatto lo statuto del Club di Topolino.
Nasce da obiettivi di meschina tattica politicante, e con la scusa di attaccare la sinistra cosiddetta "antagonista", attacca la sinistra in generale, minandone il presupposto fondamentale, cioè l'aspirazione all'uguaglianza.
Ciò traspare anche dalle tue parole, che identificano la meritocrazia col mercato in maniera del tutto ideologica: il mercato non è una struttura neutra, che funziona automaticamente e seleziona i più meritevoli. Il mercato è una realtà storicamente determinata, che seleziona secondo meccanismi propri e complessi.
Giustificare in base al "merito" le disuguaglianze significa definirle naturali, eque e immodificabili. Ciò che i conservatori fanno da secoli.
Analizzare criticamente i meccanismi in base ai quali le disuguaglianze si formano e si consolidano significa porre le basi per poterle cancellare. Ciò che la sinistra fa da secoli.
A chi si rivolge questo manifesto? Quale è il progetto di società che propone? Quali sono i processi storici da cui nasce e in cui vuole sfociare? Mistero.




permalink | inviato da il 1/7/2006 alle 19:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa

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