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Val di Susa

Non conosco questa valle, ma conosco le mie valli.
Una su tutte, quella del Vajont, che ha conosciuto bene il "progresso" del cemento e dell'acciaio.
Non conosco il progetto TAV, non conosco chi sta manifestando in Val di Susa. Ma conosco le decine di progetti di elettrodotti, antenne, autostrade che ho dovuto studiare per lavoro e politica.
Tutte le volte (tutte) chi protestava era additato come il contadino buzzurro che ostacola il progresso. Tutte le volte (tutte) il progetto devastatore dell'ambiente e della salute dei cittadini era sbandierato come l'unico possibile, se non si voleva escludere definitivamente il territorio dallo sviluppo garantito dalla modernità. Tutte le volte (tutte) appena ci si è messi a studiare la questione in modo serio e approfondito, si è scoperto che non era vero. Un'alternativa ecocompatibile esisteva tutte le volte (tutte). Solo che costava di più. Solo che riduceva i margini di profitto del costruttore. Solo che riduceva le occasioni di intervento (leggi: tangenti) dei suoi fiancheggiatori politici.
Per cui non ho alcun bisogno di mettermi a studiare la Val di Susa o il progetto TAV. Come direbbe Pasolini, io SO da che parte stare.

Sto dalla parte di chi difende la propria terra, contro gli alfieri di un progresso vecchio come il mondo, gli stessi che ora vorrebbero distruggere anche il Cansiglio, splendido e incontaminato altipiano a un tiro di schioppo da casa mia (e ancora più vicino a casa di Vetero).
Una foresta incontaminata, che si vorrebbe deturpare con tre enormi impianti sciistici. Come se non ne avessimo abbastanza da queste parti. Come se chi volesse sciare non avesse l'imbarazzo della scelta, da Cortina in su. Come se toccare il Cansiglio non fosse un'offesa alla memoria delle generazioni di contadini morti di fame, per non aver potuto  coltivare quella terra, o impiccati per aver toccato uno solo di quegli alberi, sacra riserva di legname per le navi della Serenissima. Come se non avesse già ferito abbastanza quella terra il rallestramento nazifascista contro la gloriosa divisione "Nanetti". Come se fosse davvero conveniente costruire impianti sciistici a mille metri, dove non nevica praticamente mai. Come se dal punto di vista turistico non rendesse di più un parco incontaminato che uno stupro ambientale. Come se non sapessimo che gli unici a guadagnarci sarebbero i costruttori, e i loro prezzolati fiancheggiatori politici. Come se il viadotto autostradale pochi chilometri più a valle non fosse un monumento al tangentismo berniniano, parte di un'autostrada Venezia-Monaco che si ferma prima di Longarone.

Questo progresso da anni '50. Questo progresso vecchio, quello di sempre.

Pubblicato il 8/11/2005 alle 0.31 nella rubrica Radici (nel senso di quello rosso).

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